L’Europa in questo periodo socio-storico attraversa una profonda crisi di identità culturale, sociale e politica. La crisi economica ha fatto esplodere contraddizioni mai risolte e, spesso solo nascoste,  sviluppo tecnologico, consumismo e perdita della relazione con le nostre radici culturali e naturali.

La tecnologia ha prodotto l’illusione di poter padroneggiare la natura e consegnarci a una vita  urbanizzata, in cui il consumismo e la globalizzazione degli stili di vita potesse offrirci la soluzione ad ogni problematica di natura umana, sociale e politica. Alla fine è arrivata la crisi. Una crisi che ora prende le forme della crisi economica, ma che è stata anticipata da forme di malessere e infelicità diffusa, che prendevano le mille forme del disagio psico-somatico, producendo negli uomini e nelle donne del continente insoddisfazione, rancore, depressione non solo individuale ma collettiva. Questa infelicità diffusa, che era coperta e nascosta dai mille stratagemmi del consumo,  si presenta sempre più come la condizione esistenziale dell’umanità in una tardo-modernità che deve fare i conti con il proprio allontanamento dalla natura e dalle sue logiche.  Non si tratta solo di prendere atto che l’animale umano non può vivere lontano da ambienti naturali, se non a prezzo di grandi disagi, ma che, anche in situazioni di forte urbanizzazione, il bisogno di ri-appropriarsi di logiche naturali è un bisogno spirituale.

L’uomo è infatti un animale che si nutre di simboli, un animale spirituale capace di dare forma a sé e al mondo e che deve fare ciò in un precario equilibrio tra la distruzione e la creazione di un mondo capace di integrare tecnologia, natura e linguaggi. Vi sono casi di forte squilibrio tra queste polarità umane, società che prediligono lo sviluppo tecnologico oppure quello artistico oppure quello culturale e artistico, e rari casi di ricerca di equilibrio. In ogni modo la crisi generale e diffusa sta dimostrando che soltanto integrando sviluppo tecnologico, culturale e rispetto per lo sviluppo eco sostenibile le società possono tornare a crescere e ad essere più forti.

In questa prospettiva Italia e Finlandia si presentano come due nazioni complementari: ambedue hanno un rapporto con la cultura, la tecnologia e la natura. Sbilanciato verso la propria storia e cultura (Italia) o verso la dominazione tecnologica e sociale della natura. Questi due paesi possono insegnare molto all’Europa e molto anche a se stessi individuando nel rapporto tra innovazione e tradizione la chiave di una nuova forma di sviluppo consapevolmente orientato all’integrazione di sé con la natura, al fine di recuperare un rapporto più equilibrato con i mezzi e i fini creando così società più giuste e felici.

La Finlandia ha soprattutto oggi un ruolo chiave nello sviluppo futuro del continente e della cultura umana globalizzata, proprio a causa del rapporto che ha dovuto storicamente sviluppare con una natura ostile, dimostrando che può essere dominata e nello stesso tempo con essa si può vivere un rapporto in qualche modo armonico. Solo a partire dal serbatoio inesauribile di conoscenze racchiuso nelle sue tradizioni (la mitologia, il Kalevala….) e nell’esperienza di confronto tecnologico con la natura ostile, che ha portato la Finlandia ad essere leader indiscussa dal punto di vista industriale e sociale in molti settori economici e politici, si può iniziare a sviluppare una sfida che porti a recuperare natura e spiritualità, in vista della creazione di una società più giusta equilibrata e felice.

L’Italia, con le sue tradizioni millenari, con la sua cultura e le sue esperienze di urbanizzazione, può essere un partner in questa sfida, in vista della valorizzazione di un patrimonio europeo di conoscenze capaci di armonizzarsi con il mondo naturale. Ormai questa sfida sembra imprescindibile in un mondo attraversato da crisi economiche sociali e ambientali. L’alternativa si pone quindi tra due opzioni: o accettare di vivere in modo sempre più  sconnesso dalla natura e schiacciato dalle logiche del consumo  e quindi sempre più brutto, infelice e povero; oppure cercare una nuova strada che sappia unire tradizione e innovazione, al fine di recuperare uno stile di vita più armonioso socialmente ricco  ed eco-sostenibile.

 

Roberto Mastroianni, filosofo, semiologo e curatore d’arte.

Consumismo, inflazione, crisi energetica, inquinamento: argomenti che non possiamo far finta di ignorare. Troppo spesso vengono analizzati considerano gli effetti svincolati dalle cause originali, separati tra loro, sottratti ad un’analisi globale che possa affrontare i problemi nella loro completezza e quindi offrire effettive soluzioni alternative. Atteggiarsi a critici del consumismo, per poi accettare come scontata ed ineluttabile quella logica della vita, dell’industrializzazione, della massificazione che ha generato la spirale produzioni-consumi, riteniamo a nulla possa servire. L’alternativa per uscire dalla crisi c si pone tra due opzioni: o accettare di vivere in modo sempre più  sconnesso dalla natura e schiacciato dalle logiche del consumo  e quindi sempre più brutto, infelice e povero; oppure cercare una nuova strada che sappia unire tradizione e innovazione, al fine di recuperare uno stile di vita più armonioso socialmente ricco  ed eco-sostenibile.

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